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AVVISTAMENTI

Direzione artistica e organizzativa
Antonio Musci, Daniela Di Niso

Avvistamenti (non) è un festival. O forse sì?

 
Una manifestazione culturale nel campo cinematografico o audiovisivo rivolta al pubblico, con ingresso a titolo oneroso o gratuito e caratterizzata da finalità di ricerca, originalità, promozione delle opere cinematografiche e audiovisive e dei talenti, nazionali e internazionali, realizzata con cadenza periodica, limitata nel tempo e che preveda lo svolgimento di un concorso, la conseguente attribuzione di almeno un premio specifico legato alla manifestazione da parte di apposite giurie.
 

 
Questa è la definizione di «Festival cinematografico o festival audiovisivo» proposta dal Ministero della Cultura nel suo bando relativo alla concessione dei contributi ad attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva (art. 27 della legge n. 220 del 2016) – anno 2025, fatta propria dalla Regione Puglia nel suo avviso pubblico triennale (2025-27), finalizzato a sostenere progetti di festival, rassegne e premi nel settore cinematografico e audiovisivo.
 
Una definizione che, posta in premessa ai due avvisi pubblici a cui nel 2025 abbiamo candidato Avvistamenti, ci costringe a disattendere i principi in cui abbiamo sempre creduto e su cui abbiamo faticosamente costruito, in oltre ventitré anni dalla sua nascita, l’identità peculiare del nostro “festival”.
 
Avvistamenti rappresenta un unicum nel panorama nazionale della promozione della cinematografia sperimentale. La sua originalità si fonda su un presupposto di semplicità disarmante: l’innovazione e il progresso non nascono dalla competizione, ma dalla collaborazione e dalla condivisione dei saperi; e ciò, ovviamente, non vale solo per l’ambito artistico.
 
Non è vero, infatti, che un festival debba necessariamente prevedere sezioni competitive per i titoli selezionati. Si pensi, ad esempio, a Il Cinema Ritrovato di Bologna, uno dei più importanti festival di cinema in Italia, tra i più prestigiosi a livello internazionale, che richiama ogni anno migliaia di spettatori da tutto il mondo: ebbene, questo festival non prevede un concorso tra i film in programma, ma solo due diverse tipologie di premi, conferiti alle migliori edizioni home video di film restaurati e alle personalità distintesi per meriti nel campo del cinema.
 
Un festival realmente innovativo, caratterizzato da «finalità di ricerca e originalità», come delineato dalla definizione ministeriale, deve porsi come luogo privilegiato per l’esplorazione di nuovi linguaggi e, al tempo stesso – aggiungo – come piattaforma non competitiva che favorisca la nascita di processi collaborativi. Un festival non può essere un’arena per artisti-guerrieri, un terreno di scontro tra autori-concorrenti, esperti-giurati e spettatori-votanti, come in un qualunque talent show televisivo: un festival deve avere il coraggio di porsi come luogo fecondo di incontro, di scambio costruttivo, di conoscenza reciproca, ma anche di confronto tra artisti, critici, curatori, esperti e spettatori. Tutti insieme contribuiscono attivamente al progresso artistico e culturale di una società capace di accettare la sfida della complessità contemporanea.
 
È per questo motivo che, in tutti questi anni, abbiamo scelto di non attribuire premi alle opere selezionate, in quanto riteniamo che non si possa misurare con criteri quantitativi il valore di un’opera d’arte, ma se ne possa apprezzare la qualità in relazione alle scelte curatoriali, che la pongono in connessione con la poetica degli autori di altre opere in programma.
 
Da quest’anno, per la prima volta, inseriremo una sezione competitiva, come richiesto dagli avvisi pubblici della Regione Puglia e del Ministero della Cultura, tradendo in parte ciò per cui ci siamo sempre battuti e che abbiamo posto a fondamento del nostro festival.
 

 
Avvistamenti nasce nel 2002 a Bisceglie, recuperando la storia e il significato dell’antico nome della città: Vigiliae, letteralmente “sentinella”, “vedetta”. Questo nome si riferisce alla storica vocazione della città all’avvistamento, dovuta alla sua strategica posizione sul mare. Il contesto più ampio del festival è quello della sesta provincia pugliese, Barletta-Andria-Trani, che Il Sole 24 Ore colloca spesso in fondo alle classifiche dell’indagine sulla qualità della vita delle province italiane, in particolare per quanto riguarda l’indicatore della cultura.
 
Giunto alla sua 23ª edizione, Avvistamenti è uno dei più longevi e riconosciuti festival italiani dedicati alla sperimentazione audiovisiva e alla ricerca intermediale.
 
Fin dal 2002, anno della sua nascita, Avvistamenti indaga il cinema sperimentale non come territorio separato, ma come campo aperto, in cui le immagini in movimento dialogano con le arti visive – elettroniche e digitali – e con le pratiche performative nel loro rapporto strutturale con le nuove tecnologie e con i linguaggi innovativi dei new media. Avvistamenti si pone come crocevia, come luogo di attraversamento: del cinema che diventa gesto, della luce che diventa corpo, del suono che diventa immagine, delle arti che si sfiorano fino a confondersi. È un progetto apolide, senza confini, che sceglie il margine come casa e il confine come soglia da varcare.
 
Avvistamenti non è un festival nel senso classico del termine; per questo, prima di dire che cosa è, vogliamo ribadire che cosa non è, e che rende unico questo progetto.
 
Da una decina d’anni, in modo ironico, abbiamo accostato al titolo Avvistamenti il sottotitolo “(non) è un festival”, per i motivi che abbiamo già spiegato: assenza di premi, di giurie e di competizione tra gli artisti, a cui abbiamo preferito la promozione di progetti comuni, frutto di collaborazioni ed esperienze artistiche condivise.
 
Passando a cosa è Avvistamenti, si tratta di un festival di cinema sperimentale e, al tempo stesso, di un laboratorio di ricerca e formazione nell’ambito dell’audiovisivo, delle arti elettroniche e digitali, attraverso un programma di workshop con artisti ed esperti del settore. È un progetto con una forte vocazione intermediale, che indaga la cinematografia sperimentale nel suo complesso rapporto con le altre arti, cercando di intrecciarne linguaggi e modalità di fruizione.
 
Propone un approccio innovativo al cinema e al video d’autore, ponendoli in relazione con le arti visive e performative e con i nuovi linguaggi della sperimentazione artistica contemporanea, promuovendo un’idea di cinema espanso, nel solco tracciato dal pensiero di Ricciotto Canudo, l’intellettuale pugliese a cui è intitolata la nostra associazione, il quale già agli albori dell’arte cinematografica, nei primi anni del Novecento, coniò la definizione di cinema come “Settima Arte”, in quanto “arte totale”, derivante dalla fusione di tutte le arti.
 
“Avvistare” vuol dire guardare lontano, vedere ciò che è distante o non facilmente visibile dall’occhio umano. L’avvistamento presuppone quindi una giusta distanza dalle cose, che permette di metterle bene a fuoco: una distanza intesa non come barriera insormontabile, ma come confine da abitare, un territorio da esplorare e in cui avventurarsi per primi. Guardare lontano, infatti, significa anche vedere in anticipo per orientare la rotta, prevedere nuovi orizzonti e preconizzare nuovi linguaggi e visioni. Il carattere innovativo di questo progetto lo colloca su un terreno ibrido, fatto di contaminazioni tra nuovi media e linguaggi artistici diversi.
 
La programmazione triennale di Avvistamenti propone un’offerta ampia e diversificata, che si caratterizza per una forte vocazione sperimentale e per un elevato livello qualitativo delle opere selezionate, valorizzando, dal punto di vista dei contenuti, l’originalità e l’urgenza dei temi affrontati e, dal punto di vista formale, la capacità degli autori di far progredire il linguaggio cinematografico attraverso l’utilizzo avanzato delle nuove tecnologie digitali, il ricorso a processi creativi basati su codici artistici innovativi e su contaminazioni interdisciplinari.
 
La selezione presta particolare attenzione a opere inedite e a progetti originali, frutto di indagini artistiche non convenzionali e spesso sviluppati da autori ai margini dei circuiti mainstream. Essa si concentra su lavori capaci di interrogare il rapporto tra corpo e tecnologia, esplorando temi cruciali come identità, memoria, percezione, ecologia sociale e ambientale, pervasività dei nuovi media digitali, ricorrendo a forme di sperimentazione radicale e di ibridazione dei linguaggi, tra cinema e arti performative, pratiche espanse di live cinema, immagini generate o trasformate da algoritmi, videoinstallazioni e ambienti multi-schermo, interfacce sensoriali e dispositivi interattivi, realtà virtuale e realtà aumentata, videoarte, sound art, animazione sperimentale e found footage. Queste scelte curatoriali posizionano il festival come un osservatorio privilegiato delle ricerche più avanzate nel panorama audiovisivo contemporaneo.
 
Avvistamenti ha sempre dimostrato un’attenzione particolare all’evoluzione della tecnologia, all’innovazione digitale e al loro complesso rapporto con l’arte, proponendo seminari e workshop con artisti che hanno dedicato particolare attenzione a questo aspetto. L’intento di questi workshop non è solo quello di favorire e rendere accessibile l’uso delle nuove tecnologie a giovani artisti e studenti che vi partecipano, ma anche di mettere a fuoco un tema di grande attualità nel dibattito sull’arte contemporanea, attraverso il confronto diretto con gli artisti, invitati a presentare personalmente le proprie opere al pubblico. La multidisciplinarietà e l’innovazione sono senza dubbio due dei principali obiettivi di questo progetto, legati all’impossibilità di tracciare confini netti tra i vari media e formati e di categorizzare in modo separato discipline artistiche diverse, date le loro implicazioni reciproche.
 
Avvistamenti non è un festival tematico: i contenuti delle opere selezionate, pur svolgendo da sempre un ruolo fondamentale nella costruzione del senso generale del festival, sono assoggettati all’indagine sulla forma – o forse sarebbe meglio dire sulle forme – del video e del cinema sperimentale, in relazione con altri linguaggi artistici, come la musica, la performance, le arti visive in genere. In questo modo i selezionatori e i curatori delle varie sezioni hanno ampia libertà di scelta, affinché sia possibile presentare il meglio di ciascuna selezione, senza forzature dovute alla necessità di rispettare una coerenza tematica all’interno di ciascuna sezione.
 
Il risultato è una struttura fluida, in cui le opere non illustrano un tema ma lo interrogano e lo trasformano, dialogando tra loro e rendendo possibile il dialogo tra autori e pubblico.
 
Il programma del festival è costruito come una trama di corrispondenze formali e concettuali tra le varie sezioni che lo compongono, consentendo agli spettatori di cogliere risonanze, affinità e differenze tra le opere e gli autori selezionati. Sono infatti previsti percorsi tematici dedicati a questioni di grande rilevanza culturale e sociale, collegati a focus autoriali su artisti italiani e rassegne monografiche su figure di rilievo internazionale nel panorama della sperimentazione artistica contemporanea, come nel caso dell’omaggio a Giulio Latini, regista e autore di opere video artistiche, scomparso prematuramente lo scorso novembre, a cura del compositore Alessandro Cipriani e dello studioso di immagini in movimento Bruno Di Marino, e del grande maestro polacco Józef Robakowski, uno dei massimi rappresentanti dell’arte e del cinema sperimentale polacco, a cui è dedicata una retrospettiva, a cura dell’artista multimediale e curatrice polacca Marta Miaskowska e Di Marino.
 
La presenza di artisti, curatori e ricercatori stranieri, la partecipazione a network europei dedicati alla sperimentazione audiovisiva e le collaborazioni internazionali, attivate nel corso del triennio 2025-27, consolidano la reputazione del festival come piattaforma di riferimento nel panorama europeo della ricerca audiovisiva.
 
Pur essendo un progetto per sua natura apolide, Avvistamenti mantiene, al contempo, un legame profondo con la Puglia, territorio con cui dialoga da oltre vent’anni. La programmazione del festival, infatti, con la storica sezione Made in Italy, che da quest’anno diventa competitiva, assegnando un premio alla miglior opera sperimentale, dedica uno spazio significativo alle produzioni di autori italiani, tra cui una folta rappresentanza pugliese, spesso esclusa dai circuiti di distribuzione tradizionali. Questa sezione si propone come osservatorio sul cinema indipendente e sperimentale in Italia. Essa propone in programma una selezione di venti opere in concorso, oltre a un lungometraggio fuori concorso del regista Luca Ferri, tutte di autori diversi, con l’intento di fare il punto sulla sperimentazione audiovisiva in Italia, senza alcuna distinzione tra video/cinema sperimentale, animazione, videoclip o documentario, abbattendo ogni barriera di genere o formato.
 
L’altra sezione del festival è intitolata Sonimage, Rassegna di Suoni Immagini, che mette a confronto cinema e musica in un programma di sonorizzazioni e performance audiovisive, favorendo l’incontro e la collaborazione tra compositori, musicisti, cineasti e filmmaker di fama internazionale. Sonimage è il nome di una fabbrica di immagini e suoni, rilevata a Grenoble a metà degli anni Settanta dal cineasta francese Jean-Luc Godard, per farne il luogo di un profondo ripensamento del cinema e, più in generale, dei «rapporti di produzione fra immagini e suoni». Con questo marchio di fabbrica, a partire dal 1975, egli produrrà una serie di film che approfondiscono la ricerca visiva incentrata sull’immagine elettronica e sul video nel suo rapporto costitutivo col suono, in «una dialettica che è la lotta delle immagini e dei suoni». Recuperando questo spirito, questa sezione del festival mette a confronto suoni e immagini, cinema/video e musica/performance, senza stabilire alcuna gerarchia tra gli elementi di questa dialettica, ma lasciandoli incontrare attraverso la collaborazione tra compositori/musicisti e cineasti/videomaker provenienti da esperienze artistiche diverse, accomunati dalla centralità del rapporto tra suoni e immagini nella propria opera. Solitamente questo cortocircuito tra immagini e suoni dal vivo genera una reazione di grande interesse e partecipazione del pubblico, conferendo anche alla componente filmica una dimensione di liveness che appartiene maggiormente alla sfera delle performing arts, grazie a cui l’artista può interagire dal vivo con il proprio pubblico nell’esecuzione della propria opera, il cui senso non è più racchiuso in sé stessa, ma vive nella sua relazione con il fruitore.
 
Il programma di Sonimage di quest’anno prevede la sonorizzazione dal vivo, in anteprima, di quattro lavori di Józef Robakowski, ad opera dei compositori Valerio Cosi e Gabriele Panico, la sonorizzazione del film del 1929 di Dziga Vertov, L’uomo con la macchina da presa, svolta dal vivo dai musicisti Stefano Pilia e Paolo Spaccamonti, la performance audiovisiva inedita, Di un ritorno all’acqua, del Collettivo BDR, composto dai musicisti Marialuisa Capurso e Adolfo La Volpe e dal videoartista Salvatore Insana e, per concludere, il cine-concerto in occasione del centenario del film di Sergej M. Ėjzenštejn, La Corazzata Potëmkin (1925), sonorizzato dal vivo da Edison Studio (Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Vincenzo Core, Giacomo Piermatti, Andrea Veneri).
 
Conclude il programma del festival uno spazio di approfondimento teorico-pratico, denominato Avvistamenti Workshop, a cura di professionisti del settore, dedicato al rapporto tra suoni e immagini. In programma due workshop, il cui focus è il rapporto intermediale tra vari linguaggi artistici, il primo dei quali è condotto dal compositore e artista sonoro Pier Alfeo, il secondo dall’artista visivo e videoartista Raffaele Fiorella.
 
Il programma triennale promuove inoltre attività diffuse sul territorio per coinvolgere comunità locali, scuole, università, accademie, associazioni culturali, enti del terzo settore, istituzioni pubbliche, enti privati e imprese. Oltre agli eventi principali del festival, ovvero le proiezioni e gli incontri con gli autori, è prevista una serie di attività collaterali, quali performance, mostre, proiezioni per le scuole, incontri con gli autori, workshop e laboratori per studenti che permettono di tracciare un itinerario formativo di grande spessore.
 
Da gennaio a maggio si svolgono varie rassegne cinematografiche, con decine di proiezioni differenziate per fascia d’età degli studenti coinvolti, tutte animate da dibattito con autori o esperti. Parallelamente si svolge un corposo programma di attività formative e di laboratori cinematografici rivolti a un gran numero di studenti e insegnanti di scuola primaria e secondaria del nord barese, il cui intento è favorire la formazione di un pubblico giovane e consapevole, attraverso il confronto critico con autori, studiosi e professionisti del settore.
 
Per quanto riguarda la partecipazione alle attività programmate, si è optato per l’ingresso gratuito per incentivare le fasce sociali più deboli.

 
Antonio Musci