PREMIO MADE IN ITALY
A cura di
Daniela Di Niso e Antonio MusciMade in Italy
A cura di
Daniela Di Niso e Antonio Musci
Mater
di Matteo Panecaldo Conterosso
anno 2025, durata 14’42”, inedito
Ciociaria, anni Venti. Una giovane madre lotta contro il destino del proprio figlio gravemente malato. Rifiutando la rassegnazione del medico e seguendo il consiglio di suo padre, intraprende un viaggio fisico e spirituale alla ricerca di una guaritrice che vive sulla cima di una montagna. Una speranza estrema, ma ogni guarigione presenta un prezzo da pagare.
Matteo Panecaldo Conterosso
Nato nel 1993 a Frosinone, è un regista e sceneggiatore. Dopo la Laurea Magistrale in Cinematografia e Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha lavorato come assistente alla regia e operatore per videoclip musicali (Warner Music Italy, Honiro Entertainment) e per diversi documentari, tra cui Fellinopolis (2020), presentato alla Festa del Cinema di Roma e candidato ai David di Donatello. Ha diretto cortometraggi selezionati e premiati in festival italiani e internazionali, come Lividity (2018), La promessa (2021) e Six Petals To The End (2023). Tra i lavori più recenti figurano Tomasso – Il prigioniero dell’innocenza (2024), Charon (2025) e Mater (2025). Sta sviluppando il suo primo lungometraggio, L’ombra che respira (2026).
Ho cercato Dio in Armenia
di Carmine Lo Regio
anno 2025, durata 5’15”, inedito
Ho cercato Dio in Armenia è un pellegrinaggio dentro la forma concreta dell’assenza. Il viaggio del regista, legato all’Armenia da motivi familiari, è il tentativo ostinato di chi non accetta che l’assenza sia l’ultima parola. È la decisione di invocare Dio in un paese segnato da una frattura storica: quella del Metz Yeghérn. La macchina da presa diventa una liturgia frastagliata, povera, dispersa: registra ciò che resta quando il miracolo non accade, quando un corpo insiste in un mondo che continua a non rispondere.
Carmine Lo Regio
Nato a Nola, vive e lavora a Napoli. Filmmaker e compositore, è laureato in Storia con una tesi sull’estetica della figura di Gesù Cristo nel cinema sperimentale e nella videoarte. La sua pratica artistica si colloca nei territori in cui il visibile eccede, all’incrocio tra spiritualità e politica: il fine ultimo dell’uomo, la teodicea, il corpo e la marginalità attraversano costantemente i suoi film. Predilige lavorare in pellicola Super8 e Doppio Super8, con suono materico e found footage, trattando l’immagine-film come reliquia e ferita. I suoi lavori sono stati presentati, tra gli altri, all’Ibrida Film Festival, al Traverse Video, al Porto Femme Film Festival e al Centro Pecci.
Quella spensieratezza che ormai
di Ahmed Ben Nessib
anno 2023, durata 6’09”, inedito
Un cortometraggio animato realizzato utilizzando la tecnica del rotoscopio su spezzoni di alcuni dei più antichi e significativi film della storia del cinema. Durante la proiezione oltre a vedere le animazioni fatte a mano dai ragazzi del liceo Piero Calamandrei di Napoli e le musiche che questi ultimi hanno prodotto, si possono sentire le impressioni che hanno avuto e le sensazioni che hanno provato dopo aver assistito per la prima volta a questi film.
Ahmed Ben Nessib
Nato a Tunisi nel 1992, vive e lavora a Modena. Si è formato all’EMCA di Angoulême e in Italia alla Scuola del Libro di Urbino, oltre che a Cònia e Mòra, le scuole ideate da Claudia Castellucci a Cesena. I suoi disegni sono apparsi su riviste come Internazionale, Lo Straniero, CavallinoRivista, Linus e Solstizio. Il suo primo cortometraggio, Ekart, incluso nel volume 5 della serie Animazioni – Cortometraggi Italiani Contemporanei, ha ricevuto premi in Francia e in Italia. Per Libri Somari, casa editrice da lui cofondata con Samuele Canestrari, ha pubblicato Ekart / La tecnica del nuotatore e L’Assassino è sempre più confuso. Nel 2021, insieme a Canestrari e alla galleria Tricromia di Roma, ha pubblicato Alice abita ancora qui – t/19, a cura di Giuseppina Frassino, con un testo di Ascanio Celestini. Ha inoltre partecipato al volume collettivo Riparazioni edito da Sigaretten.
Sinistri anno
di Salvatore Insana
musica di Silvia Cignoli
2025, durata 6’
Le immagini, datate tra il 1956 e la prima metà degli anni Ottanta, provengono dalla documentazione realizzata da un fotografo su richiesta delle forze armate – polizia, carabinieri, vigili urbani – durante incidenti stradali o altri eventi da registrare come testimonianza. Collisioni tra corpi, immagini, immaginari. Scontri tra fotogrammi, materie, epoche. Contatti, veri o falsi che fossero, alla ricerca di un’osmosi fisica, organica, materiale. Sono forse “sinistri” anche gli esseri che si occupano dei sinistri? «Un primo incidente stradale, modesto nei danni, accese in lui un’inaspettata passione: la visione di una possibile missione futura. Così, prima di James Ballard e David Cronenberg, iniziò a coltivare una sinistra tendenza a provocare altri incidenti. Sentiva le auto passare e immaginava il fragore dello scontro imminente. Voleva sconvolgere le folle, ma senza perdere subito la vita. Tutti accorrevano, curiosi, ansimanti. Gli bastava mostrare come il futuro può schiantarsi in un istante.»
Salvatore Insana
Nato nel 1984, ha frequentato il DAMS dell’Università di RomaTre concludendo il suo percorso magistrale nel 2010 con un elaborato sul concetto di “inutile”. Porta avanti la sua ricerca tra arti visive (cinema, fotografia, installazione), arti performative e altre forme di revisione ed erosione dell’immaginario, sulla soglia tra lirismo visivo, dissoluzione dell’orizzonte più didascalico degli eventi e ricombinazione dei codici e delle strutture linguistiche.
I sonnambuli
di Luana Giardino
anno 2024, durata 25’
In un circolo di provincia sogni e speranze si consumano al bancone. Un gruppo di uomini si ritrova ogni giorno aspettando il tramonto, mentre le grandi vetrate colorano i loro volti segnati dal tempo e sospendono il locale in un cerchio di giochi che anima le ore. Nessuno sembra davvero uscire da lì. Tra tavoli e carte, i toni si alzano per una mossa sbagliata; al bancone un calice economico accende un corteggiamento senza futuro, mentre poco più in là una squadra si accanisce su un boccino in una danza fragile e precaria.
Luana Giardino
Nata nel 1988, si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si avvicina al linguaggio audiovisivo attraverso video-installazioni e cortometraggi. Successivamente frequenta il corso di Documentario alla Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti e, nel giugno 2023, conclude la specialistica in Cinema e Video. Sviluppa progetti nell’ambito del cinema documentario e dell’audiovisivo d’arte, con particolare attenzione alle forme ibride e sperimentali.
La legge della salita
di Leonardo Carrano
musica di Fabrizio Volpi
anno 2025, durata 2’12”
Questo lavoro si ispira al Canto VII del Purgatorio di Dante Alighieri, in cui Sordello spiega a Dante e Virgilio la “legge della salita”: regola secondo la quale, con il sopraggiungere delle tenebre, alle anime è impossibile proseguire la loro ascesa. Tentare di farlo significherebbe smarrirsi, tornare indietro o vagare senza meta.
Leonardo Carrano
Romano, classe 1958, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma avvia l’attività di pittore e grafico, ottenendo nel 1980 il primo riconoscimento prestigioso con il Premio Lubiam, assegnato da Renato Guttuso. Dal 1992 si dedica al cinema d’animazione sperimentale. I suoi lavori, nati dalla combinazione di tecniche e linguaggi diversi e collocati a metà strada tra astratto e referenziale, attirano presto l’attenzione della critica e vengono selezionati in importanti festival in Italia e all’estero, tra cui Venezia, Roma, Locarno, Montréal, Parigi, Zagabria, Casablanca, Shanghai, Pechino, Milano, Napoli e Palermo. Le sue animazioni sono state trasmesse più volte su programmi della RAI come Blob e Fuori Orario. Nel 1994 46 47 realizza per Fininvest le scenografie virtuali del programma L’Angelo. Nel corso della sua atti – vità ha collaborato con compositori di rilievo quali Sylvano Bussotti, Giorgio Battistelli, Ennio e Andrea Morricone. Tra i suoi film si ricordano Awen (1995), Pentesilea (1997), Il cerchio e la soglia (1999), Noiselevel (2002), Jazz for a Massacre (2014), Medea (2017) e il recente Freelm (2024). Ha inoltre realizzato Aeterna (2012), un mediometraggio ispira – to ai quattordici movimenti del Requiem di Mozart, e la VR experience Mani Materia Memoria, con la partecipazione vocale di Antonio Rezza. Ha allestito numerose mostre personali e ha partecipato a collettive in diversi spazi istituzionali.
Christodora House
di Francesco Cabras
musica di Emma Tricca
anno 2023, durata 7’43”
Christodora House è una soglia, una sorta di porta dell’Ade, un edificio-tramite sospeso tra vita e morte. Ho pensato alla massa del gra – nito e alla fluidità dell’acqua, alla solitudine necessaria per affrontare la scomparsa di una persona amata. Sono riaffiorati i ricordi delle tombe nabatee di Hegra, dei nuraghi e delle Domus de Janas in Sardegna, dei buchi neri, del colore del lutto e dell’assurdo “obbligo di nero” che somiglia a un obbligo di morte. Il film è composto da immagini provenienti da sette paesi e tre continenti.
Francesco Cabras
Nato a Roma nel 1966, è regista e fotografo. Inizia a fotografare e a stampare in camera oscura all’età di undici anni e, parallelamente alla laurea in Psicologia, avvia l’attività di gior – nalista e fotografo per numerose testate italia – ne, occupandosi di viaggio, ambiente, musi – ca e cinema. Nel 1996 intervista a Rangoon Aung San Suu Kyi durante gli arresti domi – ciliari. Fonda la società di produzione Ganga e, insieme ad Alberto Molinari, sviluppa un percorso registico tra videoclip musicali, do – cumentari di creazione, visual art e pubblicità. Tra i suoi lavori figurano videoclip per Max Gazzè, Caparezza, Sergio Cammariere, Giorgia e Nada. Il documentario The Big Question, prodotto da Mel Gibson, viene distribuito nelle sale statunitensi da ThinkFilm, diven – tando il primo documentario italiano con una distribuzione cinematografica negli USA. Ha realizzato documentari per Al Arabiya sul Kurdistan iracheno e sulla Sardegna. Tra le opere più recenti e significative si ricordano The Akram Tree e Morocco Fantasia. Come at – tore, ha ricevuto il premio come miglior pro – tagonista al Sacher Festival per Cosmos Hotel di Varo Venturi e ha partecipato a produzioni internazionali, tra cui The Passion of the Christ (La passione di Cristo) di Mel Gibson e Captain Corelli’s Mandolin (Il mandolino del capitano Corelli) di John Madden.
Anatomia del silenzio
di Fabio Massimo Iaquone
anno 2025, durata 5’42”, inedito
Il tempo non scorre: si polverizza come sabbia in una clessidra rovesciata. I volti delle donne non sono solo ritratti, ma passaggi verso architetture interiori; i loro occhi custodiscono sogni. Gli uomini sono presenze di passaggio, fatti d’ombra e di una materia che la carezza non riconosce. Spirali ossessive avanzano all’infinito, cercando un centro che esiste solo nell’ansia del loro stesso movimento. La tensione è l’unica costante, la molla d’acciaio vibrante tra due as – soluti è ciò che ancora lega la carne al vuoto. Gli spazi senza muri riflettono distanze; l’architettura non è un contenitore, ma un linguaggio senza porte: solo transiti. Anatomia del silenzio è un’esperienza in cui ogni volto e ogni oggetto diventano la chiave di un sogno inafferrabile che non si può abbandonare.
Fabio Massimo Iaquone
Videoartista e filmmaker sperimentale, è attivo sulla scena artistica internazionale dagli anni Ottanta. Tra i pionieri dell’intermedialità e dell’applicazione della videoarte e della new media art in ambito teatrale, ha sviluppato nel tempo una ricerca fondata sulla sperimentazio – ne di linguaggi e tecniche legate all’immagine elettronica. I suoi lavori assumono forme di – verse a seconda del contesto: performance dal vivo, installazioni su uno o più schermi, o opere monocanali concepite per la fruizione televisiva. Lo stile di Iaquone si articola attorno al concet – to di DVT (Digital Visual Theatre) e si riflette in numerose regie, tra cui Candide di Leonard Bernstein (Opéra de Rennes, 2004; Opéra de Rouen, 2006), Variazioni sul cielo (2004) con Margherita Hack e Matematico e impertinente (2006) con Piergiorgio Odifreddi. Tra le altre produzioni messe in scena figurano Lucia di Lammermoor (ABAO, Bilbao), La traviata (Terme di Caracalla, Roma) e La sonnambula (Teatro delle Muse, Ancona). Ha collaborato con numerosi artisti e registi, tra cui Giorgio Barberio Corsetti, Ricardo Pais, Bob Wilson, Lucio Dalla, Alfredo Arias, Antonella Ruggiero, André Gingras, Lorenzo Mariani, Paulo Ribei – ro, Katia e Marielle Labèque, Viktoria Mullova e Leo Muscato.
Daft Brunch
di Zavvo Nicolosi
musica di Frømm
anno 2024, durata 3’05”
Una nouvelle vague del black metal, con un’at – titudine neorealista applicata al disturbo disso – ciativo dell’identità.
Zavvo Nicolosi
Catanese, classe 1983, fondatore del collettivo Ground’s Oranges, è uno dei registi di vide – oclip più interessanti del panorama italiano contemporaneo. Dal 2011 a oggi ha realizzato oltre quaranta lavori, collaborando, tra gli altri, con Baustelle, Zen Circus e Mario Venuti. Il suo nome è però legato soprattutto a Cola – pesce, cantautore conterraneo, per il quale ha firmato numerosi videoclip, tra cui Maledetti italiani, Sospesi e Totale, oltre ai due video sanremesi realizzati con Dimartino per Musica leggerissima (oltre 100 milioni di visualizzazio – ni su YouTube) e Splash. Lo stile di Nicolosi è caratterizzato da un forte surrealismo, spesso spinto verso l’iperrealismo: i suoi videoclip si articolano in una successione di quadri conca – tenati, ricchi di associazioni, rimandi, citazioni e paradossi. I suoi lavori si collocano nell’am – bito del videoclip concettuale, con un imma – ginario poco riconducibile a una tradizione “italiana” e piuttosto segnato da un respiro internazionale – o meglio, dichiaratamente si – culo. In questo senso, Nicolosi e il suo colletti – vo hanno dimostrato la possibilità di costruire una vera e propria factory creativa all’interno del sistema musicale, ma lontano dal centro discografico milanese, restando in Sicilia, terra di forte vitalità artistica e di location spettaco – lari, spesso al centro di un immaginario colora – to, straniante e profondamente mediterraneo. Di recente ha debuttato nel lungometraggio di finzione con La primavera della mia vita, un insolito road movie ambientato nei luoghi mitici e leggendari della Trinacria, interpretato da Colapesce e Dimartino.
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